Oltre i confini

… perché la solidarietà diventi concretezza

Un grazie commosso di una mamma

Padre Angelo ha inviato questa testimonianza di una donna della discarica.

E’ una donna di 45 anni, sposata con cinque figli e due nipoti.

La incontriamo nelle nuove case del villaggio San Francesco. Ci racconta la sua storia.

Prima di andare ad abitare nella discarica, più o meno fino al 1991, abitavamo in un “engenho” (grande possedimento di un latifondista) di Maragogi, vicino al mare. Durante il periodo della “safra” (raccolto) tagliavamo canna da zucchero, negli altri mesi dell’anno vivevamo di pesca.

Poco alla volta la situazione peggiorò, il lavoro era sempre meno e diventava sempre più difficile prendere pesci o granchi. La fame aumentava.

Così decidemmo di andarcene a piedi per il mondo alla ricerca di lavoro e di cibo.

Arrivammo a Palmares. Per qualche notte dormimmo nel Portela (il palazzetto dello sport), poi il guardiano ci cacciò via.

Andammo allora a dormire presso il distributore di Japaranduba, all’uscita della città. Il proprietario, di tanto in tanto, ci dava un po’ di cibo, perché avevamo molta fame: io, mio marito e i cinque bambini (i gemelli con 10 anni e gli altri rispettivamente di 3, 4 e 5 anni).

Qualche giorno dopo incontrai una donna, che sentita la mia storia mi propose di andare ad abitare nella discarica.

“E’ molto meglio – mi disse – che vivere in giro per il mondo. Nella discarica arriva sufficiente cibo con i camion dei rifiuti”.

Mi accompagnò là e mi offri cibo nella sua baracca. Tutto cibo trovato tra i rifiuti, c’era pollo, verdura, pane…

Ritornai al distributore e parlai con mio marito di ciò che avevo visto. Fu così che decidemmo di stabilirci nella discarica. Costruimmo una baracca con legno, cartone e nylon. Cominciammo a vivere raccogliendo rifiuti: cibo per mangiare, latine, vetro, carta… per vendere. Inoltre coltivavamo un orto, ma era prorpio solo un fazzoletto di terra. Altrimenti il proprietario della terra sarebbe intervenuto.

Col passare del tempo la situazione si fece sempre più difficile. La situazione della regione, a causa della crisi della canna da zucchero, peggiorò molto. Il numero delle famiglie che abitavano nella discarica aumentò molto. Di conseguenza erano sempre meno i rifiuti che si riusciva a raccogliere.

Tutti gli anni qualche politico appariva là promettendo casa e lavoro. Ma nessuno fece niente. L’anno scorso Padre Angelo fece una riunione con tutti noi, ci parlò dell’aiuto offerto da un gruppo italiano di Grugliasco, ci propose di costruire le nostre case in “mutirao” (lavoro della gente con aiuto di muratori), ci offrì un aiuto in alimenti durante il periodo del lavoro. Pareva un sogno ed era difficile crederci. Nel mese di agosto, dopo la grande alluvione, venne anche padre Marco dell’Italia a farci visita e ad assicurarci l’intervento del suo gruppo e dei suoi amici.

Poco dopo cominciarono i lavori. Fu tanta la gioia che pensavamo di essere in Paradiso, solo il pensare che presto saremmo usciti da quell’inferno.

Voglio ringraziare in primo luogo Dio, poi Pe. Angelo, Pe. Marcos e tutti coloro che ci hanno aiutato a cambiare la nostra vita. Ci hanno permesso di realizzare un grande sogno. Finalmente abitiamo in una vera casa, ed è nostra.

Ricordo come un incubo gli anni passati in quella baracca nella discarica, le notti di pioggia, tutti al buio, fradici, per ore interminabili sotto l’acqua torrenziale. Spesso con i crampi della fame.

Come è bello vivere in una casa all’asciutto, al caldo. Per me è come vivere in Cielo, in Paradiso.

Dio benedica tutti coloro che ci hanno aiutati.

 

Tratto da “San Francesco in cammino” giugno 2001

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