Oltre i confini

… perché la solidarietà diventi concretezza

Lettera di Laura Pierino

Pemba, 25 febbraio 2013

Cari Amici,

In questo tempo di Quaresima ricordiamo in modo speciale la vostra amicizia fraterna di questi anni che con la luce di una solidarietá piena di speranze e di entusiasmo, ha contribuito ad annunciare la risurrezione nella quaresima di molte vite schiacciate dal peso della povertá, dell’abbandono e della disperazione.

Murrébue 2

Poter condividere la croce di questa gente con la speranza nel cuore, significa poter partecipare anche alla gioia della vita che rinasce.
In questi giorni il colera suscita disperazione e senso di impotenza.
Nel villaggio di Murrébue, dove portiamo avanti un programma di recupero della denutrizione ed un altro di accompagnamento ed orientamento familiare a favore dei bambini disabili e con ritardo mentale che vivono nascosti ed abbandonati a se stessi, l’esasperazione della gente é esplosa.

Murrébue 1
L’epidemia del colera supera la capacitá di risposta del piccolo ambulatorio del villaggio che da tempo é diventato un punto di primo soccorso solo per i malati di colera mandando via ogni altro malato. Le madri si sono viste impotenti di fronte ai loro figli senza cura per la malaria, le molte infezioni e malattie di ogni tipo. La consegna dei retrovirali per l’Aids é stata sospesa, le vaccinazioni per i neonati anche, l’infermeria con tutti i suoi pochi servizi é stata trasformata in un ricovero di emergenza dove i malati di colera il piú delle volte non riescono ad essere salvati.
La disperazione ha portato ad una rissa in cui un paio di persone hanno perso la vita ed altre sono state ferite. La gente di quella zona pensa che l’ospedale “distribuisca” il colera per mezzo di medicinali falsi con l’obiettivo di sterminare la popolazione piú povera. La polizia é intervenuta e come conseguenza, da quel giorno é stato chiuso sia il piccolo ospedale, sia la scuola ed é proibito a qualsiasi mezzo di trasporto pubblico di trasferire la gente di Murrébue ad altri luoghi. Negli ospedali ed ambulatori delle altre localitá pare che sia stato dato ordine di non accettare nessun paziente di Murrébue.
La gente é rimasta abbandonata alla propria desolazione, come in un lazzareto, senza piú soccorso né per il colera, né per un parto, né per qualsiasi altra malattia… Molti hanno abbandonato il villaggio e si sono allontanati nella foresta per isolarsi e ridurre il rischio di contagio. Le madri vedono i loro bambini soffrire e debilitarsi sempe piú senza speranza che qualcuno li curi. L’errore della loro ribellione aggressiva li ha ridotti a soffrire una nuova croce di cui nessuno ha mai annunciato il cammino di resurrezione. Nessuno infatti é cristiano a Murrébue… Gesú Cristo annuncia peró la vita anche senza essere nominato… La testimonianza dell’amore, della consolazione, della vita, della cura, della fratellanza e della solidarietá arriva in modo silenzioso, con la forza di una fede attiva e capace di contagiare la speranza.
É questa la testimonianza che cerchiamo di portare loro con la nostra presenza, il nostro sforzo per rendere meno difficile la loro quotidianitá, il nostro annuncio a favore di una difesa pacifica dei diritti umani, la nostra speranza che aiuta la vita infragilita a rinvigorirsi e sbocciare, la nostra fede che innalza la dignitá umana dei piú abbandonati e disprezzati.

Murrébue 3

Continuiamo a credere con gratitudine nella forza della vostra preghiera che ci aiuta ad aprire questo cammino di speranza nel cuore dei piú sofferenti.
Buon cammino di Quaresima!

 

Laura, Teresa, Ismael

e tutti i vostri amici di Pemba!

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