Oltre i confini

… perché la solidarietà diventi concretezza

Di ritorno dal Mozambico

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“… dove l’amore fa ancora miracoli!”

Da anni covavo in cuore il desiderio di fare visita in Mozambico alla amica Laura Pierino e alle sue numerose iniziative create per i più miseri di quella popolazione…E finalmente il sogno è diventato realtà. L’avevo anche pubblicamente promesso a Laura lo scorso anno quando lei aveva voluto essere presente alla celebrazione dei miei 50 anni di vita sacerdotale.

E’ papà Pierino che mi fa da compagno di viaggio e da guida. Permanenza breve ma intensa, ben programmata e estremamente coinvolgente.

Si parte il pomeriggio del venerdì 17 giugno per Francoforte.. poi via nella notte verso Johannesburg.. Breve pausa e si parte per Pemba.

Un forte abbraccio a Laura e agli amici e ai ragazzi che ci accolgono con canti e suoni e via verso il Centro Talita Kum, dove risiedono Laura e Teresa, una giovane spagnola che condivide le scelte  e la vita di Laura. E’ presente anche Nino, un zio di Laura, che da anni passa due mesi in Mozambico ad offrire un valido aiuto, da vero factotum, nelle attività comunitarie..

Mi colpisce questo centro con varie costruzioni di terra con copertura di bambù in mezzo ad una folta vegetazione con alberi grandiosi. Tutto costruito con grande razionalità e povertà, ma bello, pulito, confortevole.. Personalmente sono destinato a pernottare presso il seminario di frati  ed offrire il servizio della celebrazione eucaristica, alle 6 del mattino nei giorni feriali, alle suore Pastorelle. Una bella comunità la loro: cinque suore e sette postulanti, giovani ragazze che si preparano e formano per la consacrazione della loro vita al Signore. Persone aperte, accoglienti..

Anche molto diverse tra loro, ma forse complementari. Un centro attivo e dinamico, aperto alle esigenze della gente e dei tempi.

Un piatto di riso con qualche contorno (e sarà questo il nostro cibo quotidiano, tranne due uscite in ristoranti..), un momento di riposo e poi iniziamo le visite ai vari centri fondati da Laura e che accolgono centinaia di ragazzini/e e bisognosi.

La celebrazione domenicale della Eucarestia la facciamo in una comunità nel villaggio di Nivotako sulle colline a parecchi chilometri da Pemba. Lungo viaggio su strade o meglio sentieri impossibili, ma la energica suora pastorella pare una esperta di rally e viaggia imperterrita e sicura. Ci accoglie festante una bella e numerosa comunità di contadini, poveri ma decorosi. E’ davvero una festa grande ed un privilegio per loro avere la messa in quella domenica. Sono mesi che il prete non riesce a celebrare con loro. Tanti abbracci, saluti.. ringraziamenti. Una eucarestia davvero solenne, anche nella povertà delle strutture, con canti ritmati sui tamburi e sui loro strumenti musicali. Partecipazione viva, gioiosa, festante.. Due parole di omelia e poi sono loro a trarre insegnamenti e stimoli dalla Parola annunciata.. Guardo quei volti felici e gioiosi e penso alla gente tante volte annoiata delle nostre assemblee… Do con gioia il “corpo di Cristo” in quelle mani rugose e piagate e colgo la gioia che sprizza dai loro occhi e dal loro sorriso per poter finalmente cibarsi del pane consacrato..  Canti e ringraziamenti e poi tutti fuori a cantare, danzare, abbracciare, mentre i bambini fanno ressa attorno a Laura, alla suora e a tutti noi. Ci piange il cuore a lasciare questa gente così semplice e così cordiale, dalla fede genuina e senza fronzoli… Quale lezione per noi che quasi snobbiamo la messa domenicale o vi partecipiamo per obbligo o timore!!! Ripercorriamo sentieri e sconnesse stradine verso Pemba ma i volti di quelle persone, le loro semplici parole, la loro accoglienza festante e schietta rimane in cuore e nei ricordi più forti.

Ritorniamo alla nostra “casa” per il pranzo.. un unico piatto con riso abbondante o pasta, talora un pezzetto di carne o verdura, un frutto…e acqua. E così per tutta la settimana tranne due cene in ristorantini sulla  spiaggia, per iniziativa del papà di Laura e mia. Con noi pasteggiano sempre una dozzina di ragazzine che vivono con Laura, ragazze senza famiglia o con gravi problemi familiari e alcune anche di salute personale.

E dal lunedì iniziamo le nostre visite ai vari centri: Talita Kum, Centro Vamoja, Lar da Esperança. Utzuma, Centro ricreativo…In alcuni centri andiamo due volte, essendovi due turni di ragazzi uno al mattino ed un altro al pomeriggio… Ovunque riceviamo accoglienze festanti,  omaggi, canti, … Visitiamo i complessi… Ci colpiscono questi ragazzi impegnati, sereni, attivi che ci regalano scenette, balli folkloristici, canti..  Vi partecipano anche i grandi ed anche mamme ed insegnanti.… Ovunque è festa grande, colma di simpatia e di gratitudine… Sono oltre settecento i ragazzi che in questi centri ricevono educazione, scolarizzazione, pasti ogni giorno ed un accompagnamento anche sanitario e familiare. Sono sbalordito dal clima di famiglia e di serenità che si riesce a creare. E quasi ogni ragazzino/a porta in cuore un dramma, difficoltà di ogni tipo.. ma nonostante tutto sprizzano gioia e vitalità da tutti i pori!!! Devo spesso contenere la commozione e le lacrime.. La maggioranza dei bambini e delle famiglie sono mussulmane, ma non si fanno differenze e in nome dell’unico Dio, qualunque nome abbia, benedico quelle strutture ed invoco su tutti la benedizione dell’Altissimo!

Purtroppo il primo giorno delle visite siamo stati colpiti da una grande disgrazia. Il Centro che accoglieva i ragazzini più malati e bisognosi è stato distrutto da un incendio, procurato da un ragazzo esterno che giocava con il fuoco. Il vento ha portato una fiammata sul tetto di paglia di una capanna e tutto è andato bruciato. Per vero miracolo e per la bravura degli animatori e della gente presente si sono salvati tutti i bambini, portati subito in un altro centro. Noi siamo accorsi da un centro vicino, in cui stavamo facendo la visita, ed abbiamo ancora visto fiamme e fumo.. ed il triste spettacolo dei vigili del fuoco arrivati con una grande autocisterna.. vuota d’acqua!!! Tutte le strutture sono andate bruciate.. Rimangono le mura cotte dal fuoco ed inutilizzabili.. Ho ammirato la serenità di Laura e Teresa in questo momento di tragedia..  e di grave preoccupazione e la solidarietà di tutta la povera gente per venire incontro e dare la loro attiva partecipazione nell’aiuto..

La visita a questi centri ha ritmato un pochino le nostre giornate  e ci hanno fatto comprendere l’opera immane ed importante che si sta facendo per dare istruzione, possibilità di vita, informazione e formazione umana ai piccoli e ai giovani, per strapparli dai grandi pericoli che corrono tutte le popolazioni povere: ignoranza, sfruttamento, prostituzione, disoccupazione e malattie, in particolare l’aids che sta facendo vere stragi tra la popolazione, giovane e meno giovane.

Particolarmente  toccanti le visite fatte all’Alemo e al nucleo di Nankaramu dove abbiamo incontrato i malati di lebbra.. Sono sempre stati i più scartati e abbandonati per il timore del contagio e dell’impressione che fanno queste persone dal fisico corrotto dalla malattia. Anche per loro Laura ed amici hanno avuto iniziative e costruzioni di centri e di gruppi.  Siamo andati a fare loro visita e ci hanno accolti con gioia.. anche se notavamo un pochino di impaccio a stare accanto a noi.. Pensavo a tutto quanto ho sentito dire e raccontare dei lebbrosi, del contagio, della necessità di rinchiuderli in bunker, lontano dal contatto con i..sani! Ed invece siamo stati in mezzo a loro, abbiano sentito le loro storie, le loro ansie e fatiche, la gioia di potersi riunire insieme, di avere posti di salute e di medicazione… Guardavo quelle mani senza dita, quei piedi tronchi, quegli occhi chiusi, quelle membra sformate.. quei sorrisi che volevano esprimere la loro gioia di incontrarci, di vedere che per noi loro erano importanti, che li sentivamo davvero  fratelli e sorelle… Ci siamo messi accanto a loro, abbiamo voluto la foto insieme con loro… e sul loro viso hanno abbozzato un sorriso di gratitudine e di affetto. Ho ringraziato Laura per questo dono che ci ha fatto. Ho rinnovato quelle sensazioni ed emozioni provate ripetutamente a Benedives in Maranhao in Brasile nel lebbrosario, allora ancora bunker quasi invalicabile.

Scorrono veloci le giornate, segnate anche da qualche uscita ..turistica.. Il giro a Chiuba, villaggio sul mare a pochi chilometri da Pemba, il giro per la città per qualche piccola compera e poi la gita in motoscafo per ammirare la grande baia di Pemba, la terza del mondo per ampiezza, che certamente non è conosciuta e sfruttata turisticamente come altre. Molto bella davvero soprattutto quando il sole declina e il cielo si colora nei mille e cangianti colori del tramonto.

Partire davvero è un poco morire… L’abbiamo sentito al momento del congedo.. Abbraccio di tanti bimbi, ragazzini e giovani.. “Lembra de mi, padre Marcos!”,  “Volta novamente em Pemba!”: sono i saluti e le richieste di tanti piccoli e grandi.  Si parte… Sosta a Johannesboug… Poi via versoi Francoforte e poi Torino.  Stanchi un pochino del viaggio e della nottata quasi insonne. E un amico mi preleva, dopo un abbraccio forte a papà Pierino e alla zio Nino… Sono nuovamente a casa a Grugliasco… Porto tanti ricordi, sensazioni, impressioni in mente ed in cuore..

Porto soprattutto viva  testimonianza concreta di dedizione e di “dare la vita” per i piccoli ed i poveri fornite da Laura, Teresa.. e da tante altre persone che le attorniano e danno loro una mano.  Porto il volto gioioso di tanti ragazzini strappati dalla strada e  forse anche da morte precoce e da esperienze negative da queste donne e persone che sanno davvero fare miracoli di dedizione, altruismo e amore senza chiedere nulla in ricambio se non la gioia del cuore e la serenità di chi cerca di incarnare l’insegnamento di Colui che ci è maestro ed esempio.

Marco Luciano

 

Grugliasco, settembre 2011

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